martedì 29 dicembre 2009

Il ritorno sulla Via del Drago

DreamALOT lì, anno 4°, mese 12°, 29° giorno

Favole,

Vi scrivo nonostante avessi detto che non l`avrei fatto, ma quando lo dissi non potevo sapere cosa sarebbe successo in queste terre.
Sono ospite del Castello dei Signori dei Draghi, di Rialle, da un pezzo ormai ed era mia intenzione rimettermi in viaggio dopodomani per tornare ad voi finalmente. Stamattina, svegliandomi, ho incontrato Equilibrio: ho fatto colazione con lei o meglio, avrei dovuto farla. Incapace di comprendere le mie ragioni, mi ha accusato di codardia ed ha parlato di Lui con parole che non avrebbe mai dovuto usare: a malapena sopporto che chiunque tocchi quell`argomento, potete immaginare cosa significhi se non solo se ne parla, ma persino se ne macchia il ricordo, si distrugge e si cerca di intaccare ciò che c`è stato tra me e Lui, cioè che ancora è per me e che lo sarà sempre.
Stringo tra le mani le tre scaglie che hanno segnato il mio cammino, la Sua oggi sembra pulsare di vita propria, mentre vi scrivo queste righe per annunciarvi che, colta dall`ira, ho minacciato Equilibrio e non ho intenzione di tornare aspettando che lei svolga i suoi compiti come seguace di Teiris e venga poi a cercarci per spegnere la mia Fede. Non temo che ciò possa avvenire, ma non sono nemmeno così poco fedele da aspettare di venir stretta all`angolo come un topo per dimostrare ancora una volta che ogni principio del Dorato e del Servente di Fuoco sono saldi in me, prima come adesso.
Non c`è Acqua in grado di spegnermi: sarebbe stato possibile, forse, quando ancora non ero che una mera scintilla, ma ho percorso la via che porta alle Fiamme, lo sono diventata e ho arso di Fede per Lèon da quando ci siamo incontrate fino ad oggi. Così sarà ancora se la Monarca, qual`è Rialle, me lo permetterà e se nuovamente il Dorato mi riterrà degna di tornare nelle sue fila nonostante la mia lontananza.

Questo, Favole, significa che non tornerò, nè dopodomani, nè i giorni successivi. Se mi sarà data la possibilità rimarrò e mi impegnerò affinchè sia possibile rivederci di nuovo, ma nel cielo di queste Terre, lontane dallo Stagno.

Vostro
D
iamante


La sofferenza, mio Diamante, a volte è ciò che smuove di più voi esseri umani. Perchè le poesie più belle, le emozioni più profonde e i sentimenti più sinceri sono sicuramente quelli più tristi.

Se è la sofferenza a riportarvi su quel cammino, penso che vada bene. Sono anni che cercate risposte nella Vostra Fede, sono anni che trovate risposte nella Via del Drago: se è la risposta a questa Vostra rabbia e sofferenza ciò che cercate, allora potrete trovarla tornando sui Vostri passi. Un giorno, quando avrete la Vostra risposta, sono certa che quello sarà il momento in cui potremo rivederci. Fino ad allora, mio Diamante, rimarrò qui a controllare l'avanzata e l'effetto dell'inverno sul piccolo stagno a cui dovete la vita.

domenica 20 dicembre 2009

Il viaggio di ritorno del Diamante

Il Diamante si è messo in viaggio ormai da qualche giorno per tornare nelle Terre del Sogno. Non mi è più possibile leggerle la mente, ma dopo che sei stato a lungo legato a qualcuno, che hai avuto accesso ai più profondi recessi della sua anima non ci vuole molto per capire le cose più semplici. Era sola. Non le basto. E non la biasimo.

Sia io che lei non siamo persone solitarie, a meno che non siamo noi a volerlo e ad averne bisogno, ci piace conoscere le persone, condividere le giornate al fianco di amici e conoscenti, avere altri intorno al fuoco con cui parlare, discutere, raccontare storie.

Siamo profondamente legate, ma entrambe sappiamo di quanto abbiamo bisogno degli altri per confrontarci, per condividere. Cosa possiamo condividere se ciò che viviamo qui è la stessa vita, la stessa routine, la stessa semplicità. Amo le abitudini, le cose che si ripetono ciclicamente, ma sento che queste abitudini non ci si addicono, che questa vita ci va stretta, che non è quella che vogliamo per sempre. Volevamo assicurarci della pianta, della sua salute, della sua vita, di modo che continuasse, indipendentemente da quella del Diamante; così è stato. E' stato un lavoro difficile, per molti giorni, e abbiamo temuto a lungo che ogni fiore e foglia dello stagno perisse nottetempo. Ma abbiamo superato la primavera, l'estate ha donato pochi fiori buoni ed altri pessimi, ma l'autunno ha regalato degli ultimi boccioli meravigliosi ed infine il lago è come andato in "letargo" per il freddo dell'inverno.

Lo osservo dalla caverna ed è come se sentissi respirare un essere vivente sotto una coperta: un respiro lento, ma regolare e rilassato.

Con questa sicurezza l'ho lasciata partire per andare da Rialle, da sua sorella, la persona a cui ha sempre pensato più spesso, la persona a cui pensa ancora più spesso (ne sono certa) e a cui continuerà a pensare, probabilmente. E' lei che le manca più di ogni altro. E' probabile che anche tutte le altre persone che sono rimaste lì, amici e nemici scommetto, le manchino, ma nessuno è come lei nel suo cuore. Un giorno, quando ancora eravamo legate, mi disse che, pensandoci bene, chiunque in questo mondo poteva essere sostituito da me, ma non lei.


Riuscirà a rivederla?

Cosa troverà nelle Terre del Sogno?

Cosa deciderà di fare una volta che l'avrà rivista e salutata? Sarà il momento di tornare qui... è questo il posto dove volete stare, mio Diamante?

Ascoltate il vostro cuore e prendete una decisione.

Il Cielo, qui, attende una risposta, la Terra, laggiù, vi assista.

martedì 24 febbraio 2009

Innamorarsi, mio Diamante...

So benissimo cosa c'è sotto le ceneri della sua nuova coscienza.
La consapevolezza della nuova natura arriva per gradi. C'è prima il mondo visto da un'altra angolazione, ci sono le distanze diverse, i movimenti da calcolare in maniera differente da prima. Tempi e fatica si moltiplicano o diminuiscono, a seconda. Poi ci sono gli altri sensi: i rumori, i sapori, informazioni uguali a prima recepite in quantità diverse o diverse nozioni che si mescolano a ciò che già sappiamo.
Si perde qualcosa, se ne acquista dell'altra.
Quel che per lei avviene lentamente e inconsapevolmente è lo sviluppo di una coscienza diversa, modi di pensare nuovi, idee differenti.
Il vero cambiamento sta nei rapporti intimi con gli altri. Non lo capisce, lo capirà. Leggo nei suoi pensieri quanto sia forte l'affetto per Illan, ma percepisco nelle sue sensazioni, ascolto nei battiti del nostro unico cuore, che non ci potrà essere più di questo tra loro. Palpitazioni, nervosismo... li conosce anche lei. Sono il calore prima, il desiderio poi che non ha mai provato, che non sa riconoscere. Io sì, le ho sentite chiare e nitide.
Nel momento in cui le sue labbra gli hanno sfiorato la pelle ho avuto la vista annebbiata, l'udito azzerato e riempito dal battito e dall'emozione che le si sprigionava nel corpo. Conosco quelle sensazioni, conosco l'emozione e la gioia che ha provato. Ogni suo sorriso è stato più prezioso di ogni altra cosa, ogni parola gentile sarà un tesoro da custodire ed ogni gesto, ogni contatto, saranno presto cose di cui non potrà fare a meno.
Innamorarsi, mio Diamante, è come essere eletti ad individui degni della ricerca di una felicità accecante.

Sento la sua gioia, la condivido perchè è come mia... ed insieme piango nel cuore per il vuoto incolmabile che mi porto dentro.

martedì 10 febbraio 2009

Chierici e pensieri

Ieri sera abbiamo incontrato i chierici e ho parlato soprattutto con due di loro: Nearby e Selyn. Ho visitato il Tempio della Dea, una singolarissima costruzione circolare. Mi ha colpito.
Anche la Chierica Nearby ha a che fare con l'elemento del fuoco. Chissà cosa significa per i Chierici l'elemento sacro di Leon. So già che tornerò a parlarle per scoprirlo e approfondire. Mi è dispiaciuto non incontrare Arylin, mi è sembrata una persona simpatica, ma mi sono comunque trovata bene: so che ora non devo avere alcun timore. Gli attacchi da parte dei Draghi degli ultimi mesi non hanno portato odio per la mia razza nei cuori di queste persone e accettano la mia presenza di buon grado. Era il mio timore più grande.

Il buio continua a preoccuparmi ovviamente. Sono gli ultimi minuti che passerò in questa forma per oggi, tra poco muterò perchè non voglio accompagnare i bianchi in forma Elfa contro quel sigillo: dopo l'altra sera ho imparato che è meglio non andare lì in una forma così vulnerabile.
Ciò che mi preoccupa dell'oscurità non è solo la difficoltà nel fare ogni cosa: camminare, scrivere, muoversi, mangiare; ma anche la morte e l'appassimento di ogni cosa, ma.. ancora di più, i pensieri. Sento i pensieri del Diamante e li ascolto senza dirle nulla così come stabilito tra di noi, ma sono agitata nel sentire il tumulto che si agita nel suo cuore. La osservo in parte con preoccupazione, in parte con divertimento, ho visto cosa significa vivere come un Folletto e so quali sono i pensieri di una creatura simile, perchè lei ancora li ha a quel modo, ma mi impensierisco perchè non capisce ancora che deve cambiare parte della sua mentalità perchè il corpo ha esigenze diverse, perchè le persone che la osservano non vedono più un esserino dall'apparenza di una bambina alta pochi centimetri.
Capirà di cosa ha bisogno? Capirà come comportarsi una volta che il cuore comicer a sussultare ed il corpo a reagire?

lunedì 2 febbraio 2009

Léon del Fuoco

[SdD] Nuova Fiamma

"Imparate che ogni fenomeno affiorerà all`insondabile abisso oscuro che cela e trascende gli opposti. Ininterrotte, nella vastità cangiante, trapasseranno le sensazioni, le percezioni, le interiori reazioni e l`ampio dominio chiamato coscienza dell`ego. Cogliete ognuna di esse e fatene strumento ed arma per la vita che volete intraprendere.
Da oggi un essere emerso dal buio non avrà il cuore e la mente ostruiti dalla paura, ma sarà sciolto da ogni vincolo, con la possibilità di lottare potrà riconoscersi libero, infine.

Fuoco: chi, nell`immoto fluire del tempo, si è aperto al puro sentire, chi ha scelto la lotta per il divenire, chi non si accontenta e sfrutta la propria esistenza imperfetta per raggiungere un obiettivo più alto. Egli realizza il risveglio della Fiamma e ricerca la Luce."


Una volta sono stata scelta, dal Fuoco.
Ora io ho fatto la mia, per il Fuoco.
Grazie alla Natura. Alla Notte. All`Alba.
Grazie a me.


A
hnel Sādhaka
Campione di Leon del F
uoco
Compagna della Nobile Favole d`Argento



Sono passati pochi giorni dacchè è successo tutto.
Il giorno prima che il buio dilagasse in queste terre, il giorno che mi concedevo finalmente di tornare a volare. Abbiamo potuto solo attraversare il cielo notturno, contemplare la stella di Oonduith con le lacrime agli occhi, poi c'è stato l'atterraggio, il volo con Lailae e.. buio.
Ma a parte tutta questa oscurità ciò che più mi premeva ora si è realizzato e la fede, il legame, niente è più a rischio. Leon lo ha benedetto con la sua forza e la sua luce, Leon ha dato la possibilità al Diamante di realizzarsi di nuovo lungo il cammino di Utopia. Al Servente di Fuoco va il mio rispetto, la mia meraviglia.

Ora siamo di nuovo in due. Di nuovo noi con un legame che ci tiene strette l'una all'altra ed in esso cerco di annegare un dolore infinito che non sembra aver fine. Troverò pace? Riuscirò a farmi una ragione per questa perdita?
Nemmeno l'odio per il fatto che lui non mi volesse affatto è riuscito a lenire questa mancanza che mi svuota il cuore. Ogni notte piango in silenzio la sua assenza e non trovo pace, perchè non potrete mai più tornare da me.
Voi come Hyaline, persa, allontanata dal Monarca che, se non fosse la voce del Perfetto in terra, odierei con tutta me stessa per averla staccata da me, allontanata senza nemmeno poterle dire addio. Non rimane che curarmi di ciò che lei ha lasciato: Dracoo Cesare McDrujaek. Farò quel che posso per lui, faremo ciò che possiamo.

venerdì 23 gennaio 2009

Lacrime di gioia

Sono due giorni che è tornata a parlarmi.
Mi è arrivato il suo sussurro nella notte. Era nuda in un punto imprecisato della foresta del Sud, appena trasformata al termine di una lunga caccia. Ho sentito il freddo che le pungeva la pelle, le foglie secche che le facevano da letto, la quiete degli alberi la notte i rumori degli animali nel buio.
L'ho sentita.
Mi ha parlato.
E piangeva.
Però non era triste, erano lacrime di gioia. Sono rimasta stordita dalle immagini e dalle sensazioni, non riusciva a contenersi: è come quando ti buttano in faccia un panno pesante, pregno d'acqua bollente, come le correnti contrarie nelle estati più calde. Mi ha investito completamente: mele e miele, rosso e oro, parole, sorrisi, carezze, il viso piccolo, la figura minuta di Rialle. Ho annaspato per qualche secondo, soffocata da quel colpo di ricordi intensi, quasi rischiavo di cadere dalla finestra della Biblioteca di Torre Splendente!
E' tornata. Il mio Diamante. E' di nuovo con me, non ha abbandonato il sentiero, seppur ancora non sappia che direzione prendere. Per questo non abbiamo riaperto ancora il legame: lei ha tanti pensieri e un'importante scelta da fare, io i miei non li ho risolti affatto e quindi è bene che concluda da sola e risolva con le sue forze. Però ogni tanto parliamo, ora sta dai Druidi dopo che ha parlato con Laurana (mi rendo conto sempre più come mai il Nobile Amphyluke la tenesse in grande considerazione) e poi si diriger ad Est verso Sentinella Silente per incontrare Lailae. Ce la farà il mio Diamante, ne sono certa.

mercoledì 14 gennaio 2009

Il sogno del Fuoco (2)

Avidyā riempie le nostre notti.Sono convinta che il sogno sia suo, perchè io non faccio mai sogni dal punto di vista del mutaforma: tutto è sempre più piccolo di me, tutto è normale nei miei sogni -nel limite della loro normalità certo. In questo il punto di vista invece non è normale per me, è normale per lei, è il suo, quello di un essere umano.Però ieri notte il sogno era mio e chissà, chissà se lei l'ha visto come io ho visto il suo.

Un giorno uccello stanco, invecchiato e malandato volò un'ultima volta sopra le foreste e i fiumi sui quali aveva spadroneggiato tutta la vita. Conduceva quel volo con flemma d'anziano saggio, di chi sa e di chi conosce ciò che accade nel suo territorio senza bisogno di vedere.Dopo quel volo raggiunse infine il suo nido, costruito su una sporgenza di roccia affacciato sullo stropiombo di un enorme e desertico burrone tra le pareti delle montagne. C'era il silenzio della natura, la tranquillità che precede l'alba. Lì, calmo e paziente, raccolse i rami di piante dagli odori speziati per farne un piccolo mucchio al centro della sua tana per poi accomodarsi su di esso e puntare gli occhi neri e profondi verso le vette d'Oriente in attesa del sorgere del sole.Passarono attimi che sembravano ore, ore che parevano giorni, ma alla fine l'astro lanciò il suo primo raggio tra le rocce delle montagne ed illumino l'uccello nel suo nido. All'animale bastò un solo battito d'ali per procurarsi un incendio volontario e bruciare in un crepitare rumoroso, secco, avvolto da odori ed essenze pungenti e particolari. Passò qualche momento ed in quel falò che divampava sulla bocca del burrone non si distingueva niente se non i rami che si accartocciavano prima di bruciare e le lingue del fuoco che si rincorrevano rapide tenendo le punte verso il cielo sempre più chiaro e luminoso.Poi fu di nuovo un attimo e le fiamme sembrarono prendere forma, si librarono dal nido e allora fu chiaro: un uccello favoloso. Aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido: il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con le punte rose, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume -una rosa e una azzurra- che le scivolano morbidamente giù dal capo.
"Io sono la Grande Fenice, padrona del Fuoco. La solitudine mi si conface perchè sono madre e figlia di me stessa, ma agli altri porto la luce librandomi in volo sempre più in alto verso la vetta più alta che riesco a raggiungere".


Oggi ho incontrato KeNNa. Le avevo promesso un incontro perchè aveva bisogno di me e così ho fatto. L'ho incontrata e le ho dato una mano, era solo una traduzione nient'altro, ma sembrava importante.
Ho avuto un tuffo al cuore. Quelle due parole, quelle stesse parole le ho pensate per tanto tempo, le ho attese per tanti giorni. Ho sperato di sentirmele dire un giorno e invece non è mai successo, nè mai accadrà. Mai.
A differenza dell'ultima volta ho nascosto tutto. Tutto. Rabbia, dolore, tristezza. Ho sorriso, ho parlato, ho chiaccherato, ho addirittura trovato qualcuno disposto ad ascoltare i nostri sogni, chissà che non ci aiuti: Lailae. Ma di ciò che sento sul serio, della rabbia e del dolore che tuttavia mi lacera l'animo e i pensieri... di quelli non ho dato traccia.
Vedere KeNNa mi rincuora. Lui si fidava, a mia volta non posso che abbandonarmi alle sensazioni della sua presenza, senza chiedermi chi sia, cosa faccia nella vita, chi uccida negli angoli più bui, quali persone siano sotto le sue torture. Non mi interessa: le persone hanno mille facce ed ognuna di queste è insieme una maschera costruita come genuinamente autentica parte di sè. La presenza di KeNNa mi rincuora, è come se portasse un po' con sè la seduzione delle Fiamme -che sono mortali e insieme bellissime.
Posso vederti ancora, posso?

Quando ho visto Rialle l'ho sentita pronunciare il suo nome. L'ho vista ora che è legata ad un altro. Forse ce l'avevo con lei prima, per aver voltato le spalle a Lui così rapidamente, ma poi mi sono ricordata che io lo devo odiare... e poi non sembra che il nuovo compagno sia dei migliori e allora non sono riuscita a non prendere le sue parti.
Chi è questo Drago spuntato dal nulla? Chi è questo Signore che si prende l'Eletta del Perfetto per farne la propria compagna e poi l'abbandona senza rispetto, nè riguardo per ciò che adesso le ha cambiato l'esistenza?
Non lo so chi è, ma già non mi piace. Non dovrei partire con un pregiudizio prima di conoscerlo, ma... non mi piace se la tratta così, non mi sta bene.

giovedì 8 gennaio 2009

Il sogno del Fuoco

C'è un sogno che continua a ripetersi ogni notte. E' un sogno che brucia, è un sogno dai significati nascosti. Ogni cosa è un simbolo, ogni parola ha più significati.
E' il tuo stesso sogno Diamante?
E' il sonno con il subconscio che elude il mio blocco?

C'era un villaggio, in tempi lontani, dove ogni uomo viveva per la comunità, dove tutto era in comune e nessuno aveva più o meno degli altri. La siccità di un campo era meno cibo per tutti, la limpidezza di un fiume era l'acqua di ogni abitante e non c'era bene o male che non fosse conosciuto e sopportato dall'intero gruppo invece che da un unico individuo.
Avidyā abitava in quel villaggio ed era bello come una dea, forte come il dio del metallo, piacevole come il profumo più soave. Avidyā era di tutti e tutti erano di Avidyā perché si beavano della sua presenza come lui si beava della loro esistenza, senza la quale la sua non avrebbe avuto senso.
Erano tempi, quelli, in cui ogni cosa era dettata dalla natura e solo a lei si chiedevano favori e si portavano doni, perché lei sola regolava l'ambiente ed il clima, avendo in pugno la vita di tutti. Le case erano di terra e paglia, il cibo erano animali ed erbe o frutti, il lavoro era caccia di animali o caccia di donne, era crescere i figli, la nascita era dolorosa, la morte era parte della vita, ma la sopravvivenza... la sopravvivenza era un miracolo.
Avidyā aveva l'inesperienza propria del suo essere e la saggezza di chi è circondato da tutti e ne ascolta le parole senza senso, i discorsi vuoti, le lusinghe pompose. Tutti volevano Avidyā e questo stato era uno stato di beatitudine. Un giorno però Avidyā si svegliò e Laghu era morto. Il ghiaccio dell'inverno aveva fatto battere i denti a tutti quella notte, ma il freddo era entrato silenzioso nella casa dell'amico e con altrettanta pacatezza, cura e pazienza aveva fatto scivolare fuori dalle sue labbra tutta la vita che, seppur tremante, animava il suo corpo gracile. "Laghu è morto" piangevano nel villaggio, "la morte è parte della vita" ripetevano i saggi, ma ad Avidyā non importava che la morte fosse parte del ciclo previsto per ognuno, non importava che quell'avvenimento era avvenuto per le mani della Natura e per il bene della natura lasciando inalterato il perfetto equilibrio del mondo. Il suo dolore era forte, la mancanza insopportabile e straziante tanto da superare quella di tutto il villaggio e questo comprometteva la perfezione di tutte quelle piccole vite. Allora Avidyā scappò per cercare una soluzione.
Esisteva un'entità superiore, sopra tutti, sopra Natura e sopra ogni cosa: Veda osservava il mondo, seduto su un trono di canne di bambù, con i piedi e le mani sanguinanti. Lo avrebbe cercato, gli avrebbe parlato e la soluzione a quel male sarebbe arrivata tra le sue mani a qualsiasi costo. Arrivare dal Dio fu il primo scotto da pagare e dopo innumerevoli sforzi arrivò al palazzo di Veda, ma il palazzo era buio. Vagò in ogni stanza alla ricerca della suprema entità finchè nel salone più buio, dove si sarebbe detto di poter allungare la mano e toccare la trama della seta nera più pura, non ricevette risposta.
"Mio Dio, Supremo Veda ti prego! La Natura intoccabile che domina il mondo uccide i miei amici, d e toglie il cibo e fa così penare tanta gente: Dio io ti prego, non farci soffrire così"
Perchè mi chiedi questo, Avidyā?
"L'ineluttabilità, mio Signore"
Non sai più accettare ciò che Natura dispensa equamente ai miei figli inermi? Mi chiedi di andarle contro, di intromettermi nella sua esistenza e dare a Voi la possibilità di combattere il suo volere? La sua giusta azione.
"Supremo Veda, farò qualsiasi cosa perché sia possibile preservare il nostro stato che, impermanente, muta e regola le nostre vite. Perché non possiamo lottare affinché qualcosa cambi, per noi, in noi, per gli altri?"
Tu chiedi il Fuoco, Avidyā, ma è un sapere e dun agire importante e pericoloso perché il mondo è pur sempre sotto le regole di Natura e in esso sarà assoggettato alle sue leggi: preserverà e distruggerà allo stesso tempo seguendo le regole che da sempre guidano le vostre esistenze.
E così nella sala buia comparvero otto vasi dalla forma identica, ma dall'aspetto diverso: alcuni erano meno preziosi, altri più decorati: 『Scegli quello giusto, ma scegli bene perché è la tua unica prova, la sola possibilità che hai ed è per questo che sarà difficile superarla.
La storia narra che dopo aver riflettuto Avidyā scelse il vaso ad occhi chiusi, perché Avidyā è la non-conoscenza: incapace di sapere su quali basi scegliere.
Avidyā il vostro sarà un mondo difficile nella contrapposizione, ora, tra Luce ed Ombra e nella sensazione di pieno e vuoto. Impara che ogni fenomeno affiorerà all'insondabile abisso oscuro che cela e trascende gli opposti. Ininterrotte, nella vastità cangiante, trapasseranno le sensazioni, le percezioni, le interiori reazioni e l'ampio dominio chiamato coscienza dell'ego. Cogli ognuna di esse e fanne strumento ed arma per la vita che vuoi intraprendere: tu come ogni altro figlio.
Da oggi un essere emerso dal buio non avrà il cuore e la mente ostruiti dalla paura, ma sciolto da ogni vincolo, con la possibilità di lottare, potrà riconoscersi libero, infine.
Il tuo nome ora è Sādhaka: chi, nell'immoto fluire del tempo, si è aperto al puro sentire, chi ha scelto la lotta per il divenire, chi non si accontenta e sfrutta la propria esistenza imperfetta per raggiungere un obiettivo più alto. Egli realizza il risveglio della Fiamma e ricerca la luce.
Sādhaka, colui che cerca la luce, aveva il Fuoco: il coraggio di conoscere se stessi e il mondo alzandosi fiammeggianti verso il cielo, il desiderio di migliorarsi bruciando e illuminando, la capacità di adattarsi e cambiare nella distruzione e nella conservazione della potenza del fuoco.

martedì 6 gennaio 2009

La fede del Diamante, la notte delle lacrime

Ho saputo che il Diamante era alla Torre che era ormai ora tarda, ma Isabel mi aveva detto che sta male, quindi sicuramente avrebbe fatto un bagno e si sarebbe cambiata prima di andare a dormire. Così sono sgattaiolata fuori dalle sue stanze e mi sono precipitata fino alle stanze degli ospiti cercando e trovando subito la porta dietro la quale si trovava lei.

Volevo entrare.
Volevo vederla.
Perchè per quanto questo silenzio faccia bene ad entrambe lei mi manca terribilmente. Ma non mi ha fatto entrare, si è opposta. Ha farfugliato qualcosa, malata e preda della febbre e ho capito che ha trovato Rialle, che le ha parlato, ma che non è servito a nulla, poi non ha saputo dire altro: è scoppiata a piangere, squassata dai lamenti e parlare le era impossibile. A quel punto volevo lasciarla sola. Non mi parlava più, ma quando le ho fatto capire che me ne stavo andando mi ha trattenuto.

E' stata una nottata lunga.
Ore intense in cui l'ho sentita piangere, disperarsi.Le prime ore dopo giorni in cui ci siamo finalmente sentite vicine, di nuovo unite come solo noi possiamo essere.
E ho sentito oltre le lacrime, oltre il pianto, oltre le parole biascicate e le mezze spiegazioni farfugliate confusamente. C'erano ricordi e visioni della Prima Signora nella sua mente. C'erano sentimenti brucianti, dolore accecante, cocci di una fiducia infranta: anche se non l'ho vista so che la persona dietro la porta non era più quella che conoscevo una volta.
Che fine ha fatto il Diamante di una volta io non lo so più. E la sua ultima frase di qualche giorno fa mi torna in mente e mi tormenta come non mai:


UH MEH NOEH GIFIH TESE'H NUSVEH FIMH VAVVUH


Il canale è di nuovo chiuso. Io e lei siamo ancora separate, è ciò che vogliamo... ma mi sento tanto insicura ed infelice che non so più che fare.

martedì 30 dicembre 2008

Oonduith (3)

Lì per lì non ho colto proprio niente. Ripensandoci invece temo di aver fatto un grosso sgarbo a KeNNa quindi devo ricordarmi di porgerle le mie scuse la prossima volta che la vedo
Ho tentato di non pensare a lui in questi giorni di viaggio. Ho trattenuto le lacrime e mi sono solo sfogata in silenzio, in solitudine una o due sere che ci siamo fermati e la prima sera che sono arrivata qui, mentre Isabel riposava sotto la mia ala. Mai davanti a nessuno. Mi sono ripromessa di non pronunciare mai più il suo nome davanti a nessuno, di non parlare più di lui con chicchessia, di non toccare l'argomento, ma so che se pure avessi saputo in anticipo cosa doveva dirmi lei sarei andata comunque.

Pensavo che non si potesse provare un dolore più forte ed invece mi illudevo.
"Trovatevi un buon compagno con cui dividere la vostra esistenza"?
E' questo quello che voleva dirmi?
E' questa la frase che si è scomodato a farmi comunicare?
Chissà, forse aveva pensato che avrei sofferto meno sapendo che il mio amore per lui non era corrisposto. Che avrei gioito almeno un po' pensando "Allora non ho poi perso così tanto se nemmeno mi voleva". E invece non è così. Non solo è morto, ma le sue ultime parole per me sono le più dolci e gentili che potesse pensare per respingermi. Le più chiare e precise per dirmi che, vivo o morto, comunque non avrebbe ricambiato i miei sentimenti e non avrei vissuto con lui.
Crudele.
Sembrava sapere in anticipo della sua morte e non ha avuto nemmeno il fegato di dirmi infaccia che non mi voleva.
Codardo.
Allora è questo che voleva prima delle sua morte? Voleva il mio odio
Vi odio allora
Vi odio
Vi odio... e vorrei smettere di piangerVi.