martedì 30 dicembre 2008

Oonduith (3)

Lì per lì non ho colto proprio niente. Ripensandoci invece temo di aver fatto un grosso sgarbo a KeNNa quindi devo ricordarmi di porgerle le mie scuse la prossima volta che la vedo
Ho tentato di non pensare a lui in questi giorni di viaggio. Ho trattenuto le lacrime e mi sono solo sfogata in silenzio, in solitudine una o due sere che ci siamo fermati e la prima sera che sono arrivata qui, mentre Isabel riposava sotto la mia ala. Mai davanti a nessuno. Mi sono ripromessa di non pronunciare mai più il suo nome davanti a nessuno, di non parlare più di lui con chicchessia, di non toccare l'argomento, ma so che se pure avessi saputo in anticipo cosa doveva dirmi lei sarei andata comunque.

Pensavo che non si potesse provare un dolore più forte ed invece mi illudevo.
"Trovatevi un buon compagno con cui dividere la vostra esistenza"?
E' questo quello che voleva dirmi?
E' questa la frase che si è scomodato a farmi comunicare?
Chissà, forse aveva pensato che avrei sofferto meno sapendo che il mio amore per lui non era corrisposto. Che avrei gioito almeno un po' pensando "Allora non ho poi perso così tanto se nemmeno mi voleva". E invece non è così. Non solo è morto, ma le sue ultime parole per me sono le più dolci e gentili che potesse pensare per respingermi. Le più chiare e precise per dirmi che, vivo o morto, comunque non avrebbe ricambiato i miei sentimenti e non avrei vissuto con lui.
Crudele.
Sembrava sapere in anticipo della sua morte e non ha avuto nemmeno il fegato di dirmi infaccia che non mi voleva.
Codardo.
Allora è questo che voleva prima delle sua morte? Voleva il mio odio
Vi odio allora
Vi odio
Vi odio... e vorrei smettere di piangerVi.

domenica 28 dicembre 2008

L'isolamento

Lenticchia mi ha portato il diario ed ora è qui con me.
Appena ho passato il Portale mi son trovata alla Torre Splendente e mentre mi sistemavo nei giardini -sapevo di poter contare sull'Alba in questo- ho ripreso contatto con il Diamante.

"Tupuh vuspeveh"
"Teqiwuh djih tvewoh vuspepfuh, m'juh qisdiqovuh qudjih usih geh"
"Qisdji'h meh hemmisoeh qtoupodeh noh jeh soqusvevuh oph raitvih vissih feh fuwih noh vsuwewuh. Tupuh emmeh Vussih Tqmipfipvih useh"


E solo allora ho lasciato che il legame si estendesse ad ogni sfera della nostra anima, ma Ahnel me lo impediva, debolmente, ma impediva l'accesso.

"Duteh taddifih?"
"Puph wuhmouh dupfowofisih pammeh"
"Qisdji'h?"
"Metdoenoh tumeh, tvuh cipih duph omh tomipbouh fimmeh nipvih. Puph wuhmouh djih vah wifeh poipvih fimh qettevuh, puph wuhmouh djih vah tipveh pammeh fioh noioh qiptoisoh dunih ouh puph wuhmouh etdumvesih oh vauoh"


E sentivo un angoscia profonda, non avevo bisogno del legame per saperlo, nona vevo bisogno di un legame completo senza impedimenti. Si capiva dalla sua confusione: l'animale la rende aggressiva, instintiva, esagera i suoi sentimenti, esalta ogni cosa ai suoi occih e la riduce a pochi elementi essenziali, senza sfumature.

"Duwih tioh Diamante? qisdji'h?"
"
Lenticchia voh soqusvise'h omh foesouh, ewseoh mih vaih sotqutvih: poipv'emvsuh. Metdoenoh tumeh ih puph disdesnoh gopdji'h puph tesu'h ouh eh gesmuh.
Meh
Domina Arcani KeNNa voh disdeh, juh qsunittuh tesiccih tveveh meh qsoneh eh daoh ewsitvoh tdsovvuh, qish gewusih ge'h djih toeh duto'h"
"jeoh onqesevuh tumuh eh djoifisih ih fotonqesevuh eh dupfowofisih?"
"omh foesouh i'h raimmuh djih juh dupfowotuh duph vih, raimmuh djih djoifuh oph dencouh i'h foh puph tipvosvoh qoa'h"
"d'i'h raemduteh djih fiwuh teqisih?"
"meh vsuwisu'h. meh vsuwisu'h ih mioh onqahpise'h omh
Myador, puph onqusveh duteh taddifise'h, ih tih raimmeh wotdofeh fimm'Esarca puph hmoimuh metdise'h gesih tese'h meh qsoneh wumveh djih tesu'h qsupveh efh addofisih raemdapuh.
Harsgalt fiwih ewisih apeh sotqutveh uh meh noeh gifih tese'h nusveh fimh vavvuh"

UH MEH NOEH GIFIH TESE'H NUSVEH FIMH VAVVUH
O la mia fede sarà morta del tutto

Ed a quelle parole ho deciso definitivamente di dar retta alle sue richieste.
Ognuna soffre per cause diverse, ognuna può capire solo in parte le motivazioni dell'altra e nessuna delle due è abbastanza forte ora per stare vicina all'altra. Allora siamo vicine, ancora un'anima, una mente e un cuore, eppure insensibili l'una all'altra...
Forse possiamo farlo perchè sappiamo che in qualsiasi momento una delle due dovrà solo lanciare un richiamo nella nostra anima e l'altra sarà lì, seppur lontana, ad ascoltarla.

Voi andate, isolatevi, nascondetevi da me e inseguite la vostra fede.
Io mi rintano, mi isolo, piango sola nel freddo delle notti d'inverno.
Ma niente spezza il Legame se non il Myador stesso.

La Scelta

Forse
No, ho fatto la cosa migliore.
Per essere del tutto sincera me la sto facendo sotto. Lì per lì proprio non ci ho pensato, Rialle è tutto per me: è una guida, è una maestra, è una sorella, è una compagna; non mi importa quindi cosa devo fare per ritrovarla, fosse pure il patto col diavolo.

Se così non fosse non sarei a questo punto: mi fanno male le zampe, ho difficoltà a muovere le dita delle mani e dei piedi ogni volta che cambio perchè il dolore rimane, passo tanto tempo in questa nuova forma che quando riprendo coscienza di me ci sono istinti che mi spingono, movimenti e parole che arrivano prima che il mio cervello le pensi.
Ieri sera ho preso tutto il tempo di questo mondo invece, lo Shalafi stesso mi ha domandato se ero sicura, mi ha dato al possibilità di tirarmi indietro e rimangiarmi tutto.
Ah... è suonata come una sfida in quel momento, non una possibilità di fuga, come se mi dicesse "Ma ce l'hai il fegato di farlo?" e.. diamine si che ce l'ho!
La mia vita per la Prima Signora, la mia anima per la Prima Signora. Ho giurato: tutto per lei, tutto.
L'ho presa troppo alla lettera? No... no, va bene così. Ma per prudenza è meglio non dirle nulla quando sarà il momento.
Lo Shalafi della Notte mi ha teso la mano, le spire di fumo del nostro patto lo hanno sancito ed io sono certa della mia decisione.: troverà Arha ed io gli darò il suo compenso, qualsiasi sia la rischiesta che quei magnetici occhi stanno celando.
_______________
E' un mondo rapido, sono giorni silenziosi, fatti di corse, dormite, conigli e ancora corse, ma siete tornata lo so... vi lascerò il diario da qualche parte. Non fermatemi, non cercatemi, non voglio vedere nessuno, non dividete la mia mente con la vostra: è mia questa lotta, mia soltanto e non tornerò nei cieli finchè la Prima Signora, voce in terra di Harsgalt, non me lo chiederà.

Il Diamante

venerdì 26 dicembre 2008

Prima settimana di ricerche

Completamente infruttuosa.
Corro come una disperata.
Seguo il suo odore, lo perdo, vago inutilmente per ore, lo ritrovo a chilometri di distanza, lo seguo in un'altra direzione, poi lo perdo ancora.
E giro, giro.
Torno negli stessi posti. Rivedo le stesse piante. Seguo le stesse tracce salvo accorgermene dopo un po' di aver già visto quel sentiero, di aver già riposato su quell'albero.
Mi sembra vi aver salito metà delle montagne delle Terre del Sogno, di essere scesa giù in tre quarti dei crepacci esistenti. Ma per quanto io giri, per quanto io cerchi, mi sembra sempre di aver pensato a metà a dei nascondigli possibili e credo che di aver controllato a metà meno della metà di quelli trovati.
Ho vaghi ricordi di ogni volta che sono un animale ed ho l'impressione che il fagotto che mi porto appresso mi dia fastidio ogni volta, ma non posso non portarmi dietro nessun vestito: ho contatti, ho nomi, ho persone. Lenticchia è insostituibile: sa dove trovarmi sempre e come farei senza di lui a leggere le missive più importanti?
Della lista di contatti utili per ora ho incontrato KeNNa... KeNNa qualcos'altro (ho sempre avuto una pessima memoria coi nomi e senza Favole non ho speranza). Lei conosceva Oonduith, ma lei non può aiutarmi con Arha.
Ha fatto un nome: Kazuya. Lo aggiungo alla lista.

Arha, Favole. Dove siete? Chi può indicarmi la via quando ogni certezza è crollata come l'Est sotto i nostri colpi, giorni fa?

Il Diamante

venerdì 19 dicembre 2008

Dove sei?

Dove sei Favole?
Cosa stai facendo?
Non mi sono rimasti altri oltre a te. Sei... siamo tutta la famiglia che mi rimane. E ora sei partita, scomparsa, non ci sei più.
Hai annullato ogni mia volontà, non intenzionalmente lo so, travolgendomi col tuo dolore sconfinato. Rimane, ora che non ho più cenni da te, un'inquietudine di fondo, la sensazione che tutto sta cambiando, che nulla tornerà come prima perchè l'altro giorno abbiamo superato il punto di non ritorno.
Rialle è scomparsa sai? L'ho riportata al Maniero, son certa che te lo ricordi, ma la mattina dopo non c'era più. Non so cosa provo per quella donna: è la mia guida per l'Utopia e per questa nuova vita in questo nuovo corpo, è una persona fidata, non ho dubbi sulle sue parole, di qualsiasi natura esse siano.
Nonostante questo non riesco ad accettare che il dolore e la perdita del Myador l'abbiano solo allontanata e quindi sto per partire e lasciare il Maniero per andarla a cercare. Girò tutte le Terre del Sogno. A piedi, non ho altri mezzi, ma non importa.
Devo trovarla... voglio trovarla... non voglio che anche lei mi abbandoni.

Il Diamante

giovedì 18 dicembre 2008

Oonduith (2)

Lo odio.
Non mi ha mai risposto.
Non ho saputo niente di lui fino a ieri quando l'ho visto, attraverso gli occhi del Diamante, morire in un lampo e non lasciar traccia di sè.
Le ultime parole che mi ha rivolto erano le parole di un Drago arrabbiato.
Le ultime che mi ha scritto erano quelle di individuo rassegnato.
E adesso è morto.
E' morto senza che potessi dirgli niente, senza sapere la verità, senza aver capito come mi sento: lui stava giocando io invece mi stavo innamorando, lui mi hai baciato io gli ho dato il cuore, lui si è divertito io ero travolta dai sentimenti. Lui è morto ed io non trovo parole a descrivere la profondità della disperazione che mi lacera.
Non mi ha lasciato nulla, a lui ora si associano solo parole di vuoto, di mancanza.
Non aveva capito niente.
Non saprà mai niente.
Non lo vedrò mai più.

sabato 13 dicembre 2008

Oonduith

Ce l'ho fatta.
Ho completato il regalo per il Venerabile Oonduith.
E' stato difficile, ho dovuto parlare con un sacco di persone, raccogliere idee... e ho fatto una pessima figura con l'Aurora, temo. Ma non importa quanti sforzi mi tocchi fare se tutto questo è per lui. Farei anche altro, se fosse necessario... ero pronta a morire se la situazione l'avrebbe richiesto. Sono pronta tutt'ora... sono pronta anche adesso: per lui.

La sabbia mi circondava gli artigli la prima volta. Il sole scontillava ancora potente di quel calore che va scemando solo col passare dei giorni dall'estate all'autunno. Ero scesa finalmente sulla spiaggia, dopo aver provato l'ebrezza di tutto il nuovo potere, le nuove capacità che riempivano il mio essere e pulsavano quasi, sotto le scaglie argentate. In quei primi giorni più di ora sentivo la differenza tra il prima e il dopo: la magia che ti avvolge, ti ghiaccia piacevolmente le scaglie, stringendole in una morsa delicata come la neve che si posa sul pesaggioi nvernale, pulsa contro il tuo corpo si fa pressante, ti senti scoppiare. Ma rimarrà tutto dentro di te,: è tua, è la tua natura, il tuo essere, l'espressione più eccelsa di ciò che rappresenti.
Erano queste le sensazioni che accompagnavano il mio volo, mille volte più potente, aggraziato e perfetto di quanto non lo fosse mai stato in tutta la mia vita. Ero atterrata con una perfezione ed una grazia inaudite, non avrei mai immaginato di poterlo fare e ancora mi stavo riprendendo dallo stupore quando il Suo bagliore scarlatto entrò nel mio campo visivo. Si insinuò facendosi notare con la coda dell'occhio, ma tanto bello e splendente che non era possibile ignorarlo ed allora ricordo che alzai los guardo come mettendoci mille anni in quel solo gesto e il mio sguardo veniva colmato: colmato di lui, della sua maestosità, della sua potenza, della gloria del suo portamento, dei riflessi oro e porpora che davano al rame una brillantezza sconvolgente.
Non so dire se fu l'espressione della forza o le prime, gentilissime, parole che mi rivolse che conquistarono il mio animo al primo colpo, ma so che fu in quel momento che accadde. Non ne ero cosciente al tempo; al tempo nemmeno immaginavo che un giorno avrei amato qualcuno, eppure fu un colpo di fulmine, proprio come quello che Nyneve e le sue amiche raccontavano. Non ci credevo... e invece mi è successo.

Ci ho messo tempo, giorni, mesi, per capire cosa sconvolgesse il mio cuore ogni volta che in un foglio a me indirizzato riconoscevo la sua calligrafia, ogni volta che lo incontravo e mi sorrideva. Oh il suo sorriso... è meraviglioso e spettacolare quanto vederlo in volo. Non c'è giorno che non vorrei essere svegliata semplicemente da quella visione, non c'è mattino in cui non vorrei potermi alzare in volo con lui.
Mi ha baciato, abbiamo litigato, l'ho difeso, l'ho fatto arrabbiare, si è preoccupato, mi ha custodito. Poco tempo, tante esperienze. Aggiungerò un'esprienza in più in questi giorni, voglio vedere che effetto farà il mio regalo e non vedo l'ora. Il Diamante dice che se un mortale si comportasse così lo prenderebbe per cretino: pensare a simili frivolezze in tempo di guerra è da sciocchi dice lei (ovviamente in un linguaggio più... colorito); ma sa cosa sono, quanto vivo... quello che per lei è un giorno prezioso della sua limitata vita è per me un battito di ciglia in un'esistenza eterna. E' una guerra che la sconvolge, per me invece, alla fine dei miei giorni, non sarà altro che "oh, sì, quel paio di mesi quegli anni in cui ero giovane". La percezione del tempo cambia, la possibilità di gestire più cose contemporaneamente è un lusso che possiamo permetterci.
Così ora mi preoccupo: è importante l'esito di questa guerra ed è importante la reazione del Venerabile Oonduith quando avrà il suo regalo.

giovedì 11 dicembre 2008

Il Diamante

Lei è inizio e fine, lei è me ed è altro, lei è fuori e dentro, lei è tutto, ma anche niente.

L'acqua limpida del fiume Canto era tanto scura da sembrare densa e vischiosa, mentre il rumore fresco dello scorrere contro le rocce sottolineava quando non fosse affatto così e che, anzi, nemmeno l'oscurità fermava il tumultuoso passaggio delle onde. Rifletteva l'oscurità della notte che colorava il cielo di un blu scuro, ma insieme luminoso, che pareva il velluto soffice del vestito di una dama importante, impreziosito dalla natura tramite piccole e brillanti stelle, come fossero diamanti ricamati sulla stoffa.
Adoro il freddo, è mio, il mio rifugio, la mia carezza, i ghiacciai sono culle perfette nella morbidezza della neve, il vento freddo è una carezza che vorrei non finisse mai.
Avevo appena abbandonato il cielo, atterrando sulla riva del fiume, dopo aver guardato dall'alto le nuove terre ed i suoi paesaggi: gli alberi in autunno acquistano colori meravigliosi, come se partecipassero con una festa al trionfo della natura sulla terra. Niente sarà mai così spettacolare e potente quanto la natura che guida il mondo intero e le sue creature. Avevo osservato il vento soffiare tra i rami e far cadere le foglie in una pioggia color del fuoco, avevo guardato il cielo terso mostrare quanto meravigliose siano le mille sfumature che portano dal celeste al blu-velluto che ora era calato ovunque: celando molte cose e mostrandone infinite altre. Dopo tanto daffare mi ero decisa a scendere ed ero tanto assorta nella mia convinzione di atterrare e rilassarmi che, persa nell'ascolto del fiume e dei suoi sussurri, non mi ero accorta di una presenza lì con me.
Si fece avanti lei, salutandomi proprio nella mia lingua, in una pronuncia sporca e indecisa, con errori di pronuncia e di grammatica (circa 3 in una sola frase), eppure non si poteva far a meno si notare quando ci si fosse applicata e dedicata nel pensare e pronunciare quella frase al meglio. Le risposi nella mia lingua, osservandola attentamente: indossava un lungo mantello nero che la copriva dalle spalle fino ai piedi e teneva il cappuccio tirato indietro tenendo i capelli liberi. Erano biondi, li vedevo bene nonostante il buio, color miele, non ricci, ma ondulati e disordinati, come il mare quando è in tempesta e si vedono le onde sollevarsi un po' a destra e un po' a sinistra. Evitava il mio sguardo e tornò a guardarmi solo quando le dissi che non aveva nulla di cui preoccuparsi e che io, per prima, preferivo guardare in faccia la gente con cui parlavo. Erano grigi, ma non fu il colore a colpirmi... erano occhi nuovi, erano specchio di un dolore enorme, di un tormento senza pace, di una mente tormentata dalla mancanza di vie di fuga. Cosa assillasse quella donna io non lo immaginavo. Non ancora.
Mi accoccolai sulla riva del fiume, sempre desiderosa di riposare e di approfittare di quell'acqua fresca, quindi la invitai a sedersi al mio fianco così da poter comodamente chiacchierare e rilassarmi insieme. Si muoveva in modo maldestro, a scatti certe volte ed era tanto evidente che per un attimo ho avuto il dubbio di aver attaccato bottone con una pazza: e ci mancava solo che un'idiota si mettesse lì a raccontarmi chissà quale scemenza, non ero in vena sinceramente. Ma concedo sempre il beneficio del dubbio, soprattutto perché la donna rimaneva in silenzio il più delle volte e non parlava se non era interpellata. Nonostante questo avevo capito come, sotto il suo quasi mutismo e l'incapacità di muoversi, ci fosse una persona che non aveva terrore di me, ma un timore reverenziale, un rispetto profondo e che, anche, si trovava perfettamente a suo agio di fianco ad una creatura così grande.
Parlammo per diverse ore, è così che ho conosciuto Ahnel Van Iantus, è così che ho saputo cosa si celava dietro il suo atteggiamento. Era una Folletta fino a cinque giorni prima e questo spiegava come mai i suoi movimenti fossero così rigidi e imperfetti: nata e cresciuta come un essere di pochi centimetri ora si trovava a guardare e interagire con il mondo di tutti i giorni da più di un metro e mezzo di altezza. La sua dimestichezza forse era in parte dovuta al fatto che aveva sempre avuto a che fare con gente più grande di lei, ma giocava un ruolo importante il fatto che quella davanti a me non era una donna qualsiasi, Ahnel era la Custode del Globo dei Signori dei Draghi della Luce e compagna di un Nobile PseudoDrago, Amphyluke Ietsuna del Crepuscolo. Chi meglio di un Signore dei Draghi, sa rapportarsi con un Drago?
Ne avevo quindi trovata un'altra e, dato che ero ancora in cerca di un Compagno, cambiai lievemente atteggiamento, interessandomi e parlando con lei con più disinvoltura: magari aveva qualche nome da consigliarmi, un Artiglio da raccomandare pronto a cominciare come lo ero io. Ma, invece di chiederle consiglio, finii con l'ascoltare la sua storia: perchè era triste? Cosa celava quello sguardo inequivocabilmente angosciato e lontano?
Non era solo il cambiamento della razza e della prospettiva di vita, del mondo, che la rattristavano -la sua famiglia era rimasta "al di là del Portale" quindi nessuno poteva dirle nulla- ma c'era un fatto più grande. Amphyluke Ietsuna era morto poche ore prima. Era scappata dal Maniero in preda all'angoscia e alla tristezza: gli PseudoDraghi non tornano in vita come invece può succedere ai Draghi legati ad un Compagno, tornano alla terra senza possibilità di recupero. Quel che rendeva peggiore la perdita era il litigio che rea seguito al suo cambio di razza e aveva preceduto la morte dello PseudoDrago: il Crepuscolo le aveva detto cose orribili e lei era mortificata e schiacciata sotto la pressione di quelle accuse tanto potenti quanto false. Eppure mi era chiaro come il Compagno non pensasse nulla di quel che le aveva detto, era solo il dolore e la rabbia per un destino contro cui non si può combattete a guidare e sue parole. Se avesse avuto tempo si sarebbe ricreduto e avrebbero appianato ogni diverbio, ma così non era stato. la morte prematura dello PseudoDrago li aveva separati per sempre ed il rimorso attanagliava l'animo della Custode.
Quando scoprii tutto questo mi sentii a disagio: capivo il suo dolore, anche io avevo perso qualcuno di importante, seppur non con quei malintesi alle spalle; ma non sapevo esattamente cos'avrei potuto dirle. Il dolore è dolore e va vissuto, non c'è via di scampo, ci vuol tempo, pazienza, persone vicine. Mi risolsi a rivelarle quel che pensavo io, da esterna, sul comportamento del Nobile Amphyluke. Credevo davvero che non dovesse angosciarsi troppo, solo il giusto, perchè sicuramente Lui le voleva bene e non avrebbe voluto vederla così. Non sono sempre brava a parole, sono più un'ascoltatrice che una confidente, ma a quanto pare avevo azzeccato gli argomenti e la vidi migliorare un pochino, lentamente.
Il buio era sempre più presente intorno a noi, sembrava allargare gli spazi, amplificare ogni suono e rendere palpabile e fresca ogni parola.

Ad oggi Ahnel è la mia Compagna. Il mantello nero del lutto è spesso ripiegato accuratamente da una parte e le conoscenze che il Nobile Amphyluke aveva stretto nel suo periodo di permanenza qui sono una cosa preziosa che la Custode non si è fatta sfuggire.
Il legame è stata una nuova esperienza per entrambe. Lei è ciò che è stata Nyneve anni fa e anche di più. Una sorella, ma non solo. Non c'è parola che renda meglio l'idea del nostro rapporto se non "compagna" con il significato che gli si dà lungo la via dell'Utopìa.
I primi tempi è stato difficile abituarsi, sentivamo e vedevamo le cose di entrambe e controllare i pensieri facendo anche attenzione ai discorsi che stavamo tenendo non era per niente facile. Ancora oggi ci può capitare di dire una frase non nostra ma dell'altra: per puro riflesso. Tutto questo perchè ci siamo imposte due regole per il legame, la prima è condividere tutto: visioni, pensieri, conoscenze, passato, sensazioni; la seconda è rispettare l'altra: conoscerne i segreti non significa avere il diritto di impicciarsi di ogni cosa. Sappiamo tutto, ma magari non parliamo sempre di ogni cosa, se una non parla apertamente di un argomento l'altra può solo fingere di non saperlo, nessuna di noi si è mai azzardata a dare opinioni o consigli diretti su fatti che non la riguardano senza essere stata chiamata in causa.
Quel che trovo difficile è rapportarmi a lei quando muta in animale: non è che l'anima del Puma sia più forte di me, ma è istintiva e poco razionale. non mi dà retta e non è controllabile a meno che non si usi il più banale, ma efficace strumento contro ogni animale: la paura. Ad ogni modo la lascio fare quel che crede quando è in quella forma, solo ogni tanto cerco di tenerla a freno o la guido suggerendole chi è buono e chi no. Ma comunque non è che abbia un carattere particolarmente docile da farsi avvicinare.
Siamo legate. L'ho sentita morire ed io senza di lei non ho volato, usando il mutaforma come una gabbia per la prima volta. Ho rischiato io stessa di morire e lei si è spaventata moltissimo, ma non ho voluto ricordarle la differenza tra me e il Nobile PseudoDrago suo Compagno.
Cosa ci riserva il futuro non possiamo saperlo, ma rimarremo unite e vicine, senza mai lasciarci: questo è più che certo.

Inizio

Ho scoperto recentemente che va di moda in queste terre scrivere e tenere i propri pensieri mettendoli sulla carta. Il Diamante non ci ha mai pensato a farlo, sa che molti ci si dedicano, ma lei non è tipo da perder tempo a scrivere, lo so per certo.

Vorrà dire che scriverò per entrambe e non mi sarà tanto difficile, il legame me ne dà l'opportunità.