Un giorno uccello stanco, invecchiato e malandato volò un'ultima volta sopra le foreste e i fiumi sui quali aveva spadroneggiato tutta la vita. Conduceva quel volo con flemma d'anziano saggio, di chi sa e di chi conosce ciò che accade nel suo territorio senza bisogno di vedere.Dopo quel volo raggiunse infine il suo nido, costruito su una sporgenza di roccia affacciato sullo stropiombo di un enorme e desertico burrone tra le pareti delle montagne. C'era il silenzio della natura, la tranquillità che precede l'alba. Lì, calmo e paziente, raccolse i rami di piante dagli odori speziati per farne un piccolo mucchio al centro della sua tana per poi accomodarsi su di esso e puntare gli occhi neri e profondi verso le vette d'Oriente in attesa del sorgere del sole.Passarono attimi che sembravano ore, ore che parevano giorni, ma alla fine l'astro lanciò il suo primo raggio tra le rocce delle montagne ed illumino l'uccello nel suo nido. All'animale bastò un solo battito d'ali per procurarsi un incendio volontario e bruciare in un crepitare rumoroso, secco, avvolto da odori ed essenze pungenti e particolari. Passò qualche momento ed in quel falò che divampava sulla bocca del burrone non si distingueva niente se non i rami che si accartocciavano prima di bruciare e le lingue del fuoco che si rincorrevano rapide tenendo le punte verso il cielo sempre più chiaro e luminoso.Poi fu di nuovo un attimo e le fiamme sembrarono prendere forma, si librarono dal nido e allora fu chiaro: un uccello favoloso. Aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido: il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con le punte rose, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume -una rosa e una azzurra- che le scivolano morbidamente giù dal capo.
"Io sono la Grande Fenice, padrona del Fuoco. La solitudine mi si conface perchè sono madre e figlia di me stessa, ma agli altri porto la luce librandomi in volo sempre più in alto verso la vetta più alta che riesco a raggiungere".
Ho avuto un tuffo al cuore. Quelle due parole, quelle stesse parole le ho pensate per tanto tempo, le ho attese per tanti giorni. Ho sperato di sentirmele dire un giorno e invece non è mai successo, nè mai accadrà. Mai.
A differenza dell'ultima volta ho nascosto tutto. Tutto. Rabbia, dolore, tristezza. Ho sorriso, ho parlato, ho chiaccherato, ho addirittura trovato qualcuno disposto ad ascoltare i nostri sogni, chissà che non ci aiuti: Lailae. Ma di ciò che sento sul serio, della rabbia e del dolore che tuttavia mi lacera l'animo e i pensieri... di quelli non ho dato traccia.
Vedere KeNNa mi rincuora. Lui si fidava, a mia volta non posso che abbandonarmi alle sensazioni della sua presenza, senza chiedermi chi sia, cosa faccia nella vita, chi uccida negli angoli più bui, quali persone siano sotto le sue torture. Non mi interessa: le persone hanno mille facce ed ognuna di queste è insieme una maschera costruita come genuinamente autentica parte di sè. La presenza di KeNNa mi rincuora, è come se portasse un po' con sè la seduzione delle Fiamme -che sono mortali e insieme bellissime.
Posso vederti ancora, posso?
Quando ho visto Rialle l'ho sentita pronunciare il suo nome. L'ho vista ora che è legata ad un altro. Forse ce l'avevo con lei prima, per aver voltato le spalle a Lui così rapidamente, ma poi mi sono ricordata che io lo devo odiare... e poi non sembra che il nuovo compagno sia dei migliori e allora non sono riuscita a non prendere le sue parti.
Chi è questo Drago spuntato dal nulla? Chi è questo Signore che si prende l'Eletta del Perfetto per farne la propria compagna e poi l'abbandona senza rispetto, nè riguardo per ciò che adesso le ha cambiato l'esistenza?
Non lo so chi è, ma già non mi piace. Non dovrei partire con un pregiudizio prima di conoscerlo, ma... non mi piace se la tratta così, non mi sta bene.
Nessun commento:
Posta un commento