martedì 6 gennaio 2009

La fede del Diamante, la notte delle lacrime

Ho saputo che il Diamante era alla Torre che era ormai ora tarda, ma Isabel mi aveva detto che sta male, quindi sicuramente avrebbe fatto un bagno e si sarebbe cambiata prima di andare a dormire. Così sono sgattaiolata fuori dalle sue stanze e mi sono precipitata fino alle stanze degli ospiti cercando e trovando subito la porta dietro la quale si trovava lei.

Volevo entrare.
Volevo vederla.
Perchè per quanto questo silenzio faccia bene ad entrambe lei mi manca terribilmente. Ma non mi ha fatto entrare, si è opposta. Ha farfugliato qualcosa, malata e preda della febbre e ho capito che ha trovato Rialle, che le ha parlato, ma che non è servito a nulla, poi non ha saputo dire altro: è scoppiata a piangere, squassata dai lamenti e parlare le era impossibile. A quel punto volevo lasciarla sola. Non mi parlava più, ma quando le ho fatto capire che me ne stavo andando mi ha trattenuto.

E' stata una nottata lunga.
Ore intense in cui l'ho sentita piangere, disperarsi.Le prime ore dopo giorni in cui ci siamo finalmente sentite vicine, di nuovo unite come solo noi possiamo essere.
E ho sentito oltre le lacrime, oltre il pianto, oltre le parole biascicate e le mezze spiegazioni farfugliate confusamente. C'erano ricordi e visioni della Prima Signora nella sua mente. C'erano sentimenti brucianti, dolore accecante, cocci di una fiducia infranta: anche se non l'ho vista so che la persona dietro la porta non era più quella che conoscevo una volta.
Che fine ha fatto il Diamante di una volta io non lo so più. E la sua ultima frase di qualche giorno fa mi torna in mente e mi tormenta come non mai:


UH MEH NOEH GIFIH TESE'H NUSVEH FIMH VAVVUH


Il canale è di nuovo chiuso. Io e lei siamo ancora separate, è ciò che vogliamo... ma mi sento tanto insicura ed infelice che non so più che fare.

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